Domenica 6 gennaio 2019 

Il giorno dell’Epifania, che significa “manifestazione”, cioè il fatto che Dio si rende evidente agli uomini –cominciando da alcune persone particolari, come i pastori nella notte di Natale o i saggi dell’Oriente, che noi chiamiamo i Re Magi – è una grande festa della Chiesa.

Nei primi secoli, prima che si scegliesse il 25 dicembre come data unica del  Natale, le Chiese orientali celebravano la nascita di Gesù in questo giorno. La nascita di Dio come uomo è già di per sé una epifania; che Egli si sia fatto trovare dai Magi, rappresentanti di tutti i popoli della terra, è un’altra. Ragionevolmente all’inizio gli orientali le celebravano tutte insieme.  Altrettanto ragionevolmente, in seguito, la Chiesa decise di conservare questa data, anche quando la Nascita si cominciò a celebrare qualche giorno prima, il 25 dicembre.

La questione della data e il motivo per cui la Nascita del Signore si festeggia in questo periodo e non in un altro la rimando all’anno (liturgico) prossimo. Inconvenienti dell’aver cominciato come ho cominciato.

Per me l’Epifania, oltre alla calza della Befana, che ahimè non m’arriva più da un pezzo, e ai Re Magi con i loro doni, è l’annuncio della Pasqua. Ho messo le tre cose in ordine cronologico secondo come le ho conosciute. Ad ogni modo, i doni sono una gran buona cosa.

La più enorme e originale delle idee alla base dell’Incarnazione è che una buona volontà s’incarni; che venga, cioè, messa in un corpo. Un regalo di Dio che può essere visto e toccato: se l’epigramma del Credo cristiano ha un punto essenziale è questo. Lo stesso Cristo è stato un regalo di Natale.

Una nota a favore dei regali materiali di Natale è stata buttata giù persino prima della Sua nascita, con i primi spostamenti dei saggi dell’Oriente e della stella: i Tre Magi giunsero a Betlemme portando oro, incenso e mirra. Se avessero portato con sé solo la Verità, la Purezza e l’Amore non ci sarebbero state né un’arte né una civiltà cristiana.

—G.K. Chesterton, Lo spirito del Natale

Nel giorno dell’Epifania, che tutte le feste si porta via (anche se il tempo liturgico di Natale non finisce in tale data), la Chiesa annuncia a tutti i fedeli la data della Pasqua. Oggigiorno con i potenti mezzi dell’informatica noi possiamo sapere in anticipo le date di Pasqua dei prossimi vent’anni o anche cento, perché sono state già calcolate. La Chiesa però ha un paio di millenni alle spalle e in passato non era tanto facile sapere quando sarebbe caduta la Pasqua.

La Pasqua infatti non ha una data fissa: è una festa mobile. L’unica cosa fissa è che cade sempre di domenica.

 

Sequenza

ANNUNZIO DEL GIORNO DELLA PASQUA

Dopo la proclamazione del Vangelo,
il diacono o il sacerdote o un altro ministro idoneo
può dare l’annunzio del giorno della Pasqua.

Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.

Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 21 aprile.

In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.

Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:

Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 6 marzo.

L’Ascensione del Signore, il 2 giugno.

La Pentecoste, il 9 giugno.

La prima domenica di Avvento, il 1° dicembre.

Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.

A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli.
Amen.

—da La Liturgia di Oggi, neretto mio (ma è tutta da mandare a memoria, a parte le date)