Tutta la nostra vita si esaurisce, come significato, nel rendergli testimonianza, nel comunicare a tutti che Lui è venuto.

Il cristiano, infatti, non è migliore degli altri, è colui che ha ricevuto il compito di comunicare agli altri l’annuncio, la gioia del Natale. Perciò il compito del cristiano, come tale, non è quello di rivoluzionare le strutture, ma di comunicare l’annuncio – annuncio che non si può, però, comunicare se non si è compagni dell’uomo.

Di qui l’impegno con tutto quanto riguarda l’uomo – quindi anche con le strutture – che è però una conseguenza e un veicolo, perché il valore all’impegno dell’uomo viene dal trascendente («senza di me non potete fare niente», «Marta, Marta tu t’inquieti e t’affanni per molte cose. Una cosa sola è l’essenziale»).

La consapevolezza della sproporzione che esiste tra il nostro fare e il punto escatologico ha qui la sua origine. Il nostro compito è quello di annunciare: «Guarda che il Signore è venuto, perciò confortati e non temere più», è, insomma, una passione di testimonianza che ci deve rendere, come san Paolo, tutto a tutti.

— Luigi Giussani,
Dalla liturgia vissuta una testimonianza: Appunti da conversazioni comunitarie, pag. 88

Stamattina, leggendo questa frase, mi sono resa conto che a volte la comprensione di  quel che dice don Giussani può non essere proprio proprio immediata. Un conto è che uno ci sia  abituato, ma per chi non è abituato o è fuori allenamento… ebbene, ho fatto la

PARAFRASI

Il solo e unico significato della nostra vita consiste nel rendere testimonianza a Gesù, cioè nel comunicare a tutti che Lui è venuto nel mondo come uomo.

Il cristiano, infatti, non è un uomo migliore degli altri: il cristiano è semplicemente uno che ha ricevuto il compito di annunciare agli altri il Natale, la nascita di Dio come uomo, e la gioia che da questo deriva. Per questo motivo, il compito di un cristiano in quanto cristiano non è quello di cambiare le strutture del mondo in cui vive (politiche, amministrative, sociali) ma di comunicare tale annuncio: solo che questo annuncio non si può comunicare astrattamente, ma soltanto condividendo la vita degli altri uomini.

Da questa condivisione della vita umana nasce l’impegno dei cristiani nelle cose del mondo, incluse quelle strutture di cui dicevo prima; questo impegno però è una conseguenza di quella Nascita ed è anche il veicolo di quell’annuncio, perché l’impegno umano ricevce valore solo da ciò che lo suprea e lo trascende («senza di me non potete fare niente», «Marta, Marta tu t’inquieti e t’affanni per molte cose. Una cosa sola è l’essenziale»).

Qui nasce anche in noi la consapevolezza che esiste una sproporzione tra tutto ciò che ci impegniamo a fare e il nostro destino ultimo. Noi abbiamo il solo compito di annunciare: «Guarda che il Signore è venuto nel mondo, perciò confortati e non aver più paura di niente»; e quindi è soltanto la passione per la testimonianza che riuscirà a farci essere veri compagni per chi incontriamo o, per dirla con le parole di san Paolo, tutto a tutti (ICor 9,23).