Domenica XXIX del Tempo Ordinario (anno C) – 20 ottobre 2019

 

Una particolarità della religione cattolica è quella di tenere insieme degli “opposti furibondi”, come li chiamava Chesterton. Un esempio è la preghiera.

Il Vangelo della vedova e del giudice dice che insistere nella preghiera ti fa ottenere ciò che vuoi; questo è chiarissimo. La vedova aveva un’esigenza specifica e chiedeva per avere soddisfazione su quella. Qui è un po’ meno chiaro: vuol dire che va bene pregare (chiedere) insistentemente per le esigenze specifiche? E poi, perché devo chiedere, se Dio sa già che cosa mi occorre? Dopotutto, è sempre Gesù a dire che Dio conosce ogni capello che ho sul capo e che sa benissimo che cosa mi occorre…

Deve trattarsi di domande che ci sono sempre state, perché sant’Agostino ha risposto molto tempo fa. I neretti sono miei. 

 

Dalla «Lettera a Proba» di sant’Agostino, vescovo (Lett. 130, 8, 15. 17 – 9, 18; CSEL 44, 56-57. 59-60)

«Quanto più vivo sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l’effetto»

Quando preghiamo non dobbiamo mai perderci in tante considerazioni, cercando di sapere che cosa dobbiamo chiedere e temendo di non riuscire a pregare come si conviene. Perché non diciamo piuttosto col salmista: «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore e ammirare il suo santuario»? (Sal 26, 4). […]

Per conseguire questa vita beata, la stessa vera Vita in persona ci ha insegnato a pregare, non con molte parole, come se fossimo tanto più facilmente esauditi quanto più siamo prolissi. Nella preghiera infatti ci rivolgiamo a colui che, come dice il Signore medesimo, già sa quello che ci è necessario, prima ancora che glielo chiediamo (cfr. Mt 6, 7-8). […] Dobbiamo però riflettere che a lui non importa tanto la manifestazione del nostro desiderio, cosa che egli conosce molto bene, ma piuttosto che questo desiderio si ravvivi in noi mediante la domanda perché possiamo ottenere ciò che egli è già disposto a concederci. […] Lo riceveremo con tanta maggiore capacità, quanto più salda sarà la nostra fede, più ferma la nostra speranza, più ardente il nostro desiderio.Noi dunque preghiamo sempre in questa stessa fede, speranza e carità, con desiderio ininterrotto.

Ma in certe ore e in determinate circostanze, ci rivolgiamo a Dio anche con le parole, perché, mediante questi segni, possiamo stimolare noi stessi e insieme renderci conto di quanto abbiamo progredito nelle sante aspirazioni, spronandoci con maggiore ardore a intensificarle. Quanto più vivo, infatti, sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l’effetto.