Ah! infelice chi ignora la sublimità della confessione! infelice chi, per non parer volgare, si crede obbligato di guardarla con ischerno! Non è vero che, ognuno sapendo già che bisogna esser buono sia inutile di sentirselo a dire; che bastino le proprie riflessioni ed opportune letture; no! la favella viva d’un uomo ha una possanza, che né le letture ne le proprie riflessioni non hanno! L’anima n’è più scossa; le impressioni che vi si fanno sono più profonde. Nel fratello che parla v’è una vita ed un’opportunità che sovente indarno si cercherebbero ne’ libri e ne’ nostri proprii pensieri.

— Silvio Pellico, Le mie prigioni, LXXVIII (ultimo paragrafo del capitolo; le minuscole sono dell’autore), edizione Mursia «Pagine di vita», 1971, pagg. 160-161

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