Christus resurrexit!
Vere resurrexit!

Auguri di buona Pasqua con un dipinto meraviglioso.

La spiegazione si può leggere in basso; a me però piace pensare che Gesù stia offrendo la corona a ognuno di noi, che ci siamo comportati bene per amore di noi stessi e di tutti gli altri.

Buona Pasqua.

Umberta 

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Taddeo di Bartolo, Il Redentore con una corona

L’opera, di provenienza ignota, fa parte della collezione del Museo Civico Amedeo Lia di La Spezia e viene datata al 1405 circa.

In questa tavoletta, sul fondo dorato e decorato a punzone spicca la figura di Cristo nell’atto di porgere la corona che tiene tra le mani. Non conoscendo l’esatta provenienza e funzione di quest’opera, si possono solo fare congetture in merito: non si esclude che avesse una forma diversa, successivamente modificata per riadattarla ad altri scopi, e che in origine facesse parte di un dittico o di altra composizione, dove il Salvatore ‘dialogava’ con la figura della Vergine, destinataria della corona.

Se l’opera, da un punto di vista devozionale, invita indirettamente a riflettere sull’identità di Maria come Regina del cielo e della terra, dal punto di vista iconografico rivela una volta di più la grande capacità di Taddeo di Bartolo di rinnovare e variare le proprie proposte artistiche, dissimulando abilmente l’ampio (e, all’epoca, normale) utilizzo di modelli e patroni, cioè disegni ritagliati in carta o in pergamena, rigidi e trasparenti, a figura intera o divisi in parti componibili fra loro, usati per velocizzare il lavoro degli artisti. La figura di Cristo, infatti, è simile a molte altre dipinte da Taddeo, come per esempio il “Redentore che mostra le piaghe”, una delle due facce della cuspide centrale del polittico di San Francesco al Prato di Perugia, realizzato due anni prima (nel 1403), o il “Redentore” della Pala di Volterra (1411), nel quale la somiglianza è ancor più spiccata. Le figure molto simili fra loro, ma mai identiche, sono un tratto caratteristico dell’operato del pittore senese: diversamente da quanto accade oggi, creatività e inventiva non erano dimostrate attraverso la ricerca esasperata dell’originalità e la riconoscibilità era garanzia di paternità e autenticità di un’opera. Grazie a spiccate doti imprenditoriali, grande maestria esecutiva e metodi che gli consentivano di stare al passo con la mole di lavoro da gestire, Taddeo di Bartolo ci ha lasciato un corpus di opere vasto e di notevole pregio, nel quale non vengono mai meno la cura per i dettagli, la ricercatezza decorativa e l’uso sapiente di una tavolozza accesa e brillante, tanto personalizzata e tipica da essere anch’essa un suo tratto distintivo.

— Commento di Valentina Mesina, Galleria Nazionale dell’Umbria

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P.S. Il virus ci sta facendo perdere un sacco di cose belle, tra le quali c’è anche la mostra dedicata a Taddeo di Bartolo. La Galleria però ce ne offre un assaggino in video.

Se qualcuno volesse chiedere qualcosa di più (una diretta in streaming, per esempio), la pagina Facebook della Galleria è visibile anche per chi non è iscritto alla piattaforma e riporta tutti gli altri recapiti.