È dunque il paradosso della storia che ogni generazione sia convertita dal santo che più la contraddice.
— G.K. Chesterton, San Tommaso d’Aquino

Per carattere e per chissà che altro, non sono molto attaccata a quelli che vengono chiamati “i santi della porta accanto”. La loro vita mi commuove – esattamente come mi commuove la vita santa di persone che conosco nella realtà – ma non riesco a pormeli come ideali. Probabilmente sono troppo vecchia e ho il cuore indurito. In ogni caso, il mio santo preferito è san Camillo de Lellis, di cui conobbi la storia dal libro Santi di C. Martindale; non esattamente un santo “della porta accanto”.

Le mie personali preferenze, tuttavia, non mi impediscono di riconoscere la verità di quel che diceva Chesterton: che ogni generazione è convertita dal santo che ne è agli antipodi; “la contraddice” significa questo, non significa che il santo si mette lì a lanciare parole di fuoco contro i peccatori.

(Il significato della frase si capisce bene dal contesto: l’autore infatti parla della “cotta” che gli inglesi dell’epoca vittoriana si presero per san Francesco di Assisi, che non stava proprio lì a lanciare parole di fuoco sui borghesi vittoriani.)

Così, benché l’eroismo nascosto della vita quotidiana secolare non sia di mio particolare gusto, riconosco che i santi che attualmente la Chiesa tende a proporre – persone più o meno “nascoste” come Chiara Corbella Petrillo o Benedetta Bianchi Porro – hanno le carte in regola per essere l’antidoto al veleno del secolo, che è l’attaccamento al successo e all’apparire e alla propria comodità in ogni senso.

Certo, bisognerà poi vedere se “la generazione” riconoscerà e abbraccerà questi santi. Forse non basta proporli. Anzi, è probabile che non basti. Perché la gente possa trovare il santo che cerca per istinto, bisogna anche saperle raccontare, le loro storie, e qui la Chiesa ultimamente è un po’ scarsa, perché ha perduto la capacità di impiegare le parole in tutta la loro profondità. Per non dir niente dell’arte: a un tale architetto hanno permesso di fare una chiesa a gradinate come un teatro antico perché così la gente “vede meglio l’altare”. Ma per questo, sarebbe bastato metterlo in alto (come nel primo medioevo): dopotutto, Gesù è stato crocifisso in cima a un monte e non in fondo a una buca.  

Però, che diamine, almeno ci stanno provando. Le storie può raccontarle qualcun altro e forse sarebbe anche meglio. Giotto, del resto, non era un “chierico”. 

Io apprezzo lo sforzo. Una buona preghiera per il giorno dei Santi potrebbe essere una richiesta di artisti di qualunque tipo che sappiano raccontare le storie dei santi in feathers and flames, come dice Chesterton (che vuol dire a tinte vivaci e contrastanti come quelle dei tulipani screziati, ma in inglese fa tutto un altro effetto che in italiano). 

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Il santo è una medicina perché è un antidoto. In effetti, è per questo che spesso il santo è anche un martire; viene scambiato per veleno proprio perché è un antidoto. Perlopiù lo troveremo a ristabilire la sanità mentale del mondo esagerando tutto ciò che il mondo trascura, che non è mai lo stesso in ogni epoca. Eppure ogni generazione cerca per istinto il proprio santo; che non è quello che la gente vuole, ma piuttosto quello di cui la gente ha bisogno.

È questo senza dubbio il vero significato, del tutto frainteso, delle famose parole rivolte ai primi santi: «Voi siete il sale della Terra»; le quali fecero affermare all’ex Kaiser con gran solennità che i suoi muscolosi tedeschi erano il sale della Terra; intendendo con questo semplicemente dire che erano i più muscolosi della Terra, e dunque i migliori. Ma il sale insaporisce e conserva la carne, non perché è come la carne ma perché è molto diverso. Cristo non disse agli apostoli che erano semplicemente quelli che eccellevano o che erano i soli a eccellere, ma che erano l’eccezione, quelli perennemente incoerenti e incompatibili; e il testo sul sale della terra è effettivamente aspro, intenso e penetrante come il sapore del sale.

Proprio perché erano quelli eccezionali, non dovevano perdere le loro eccezionali qualità. «Se il sale perde il suo sapore, con che cosa lo si renderà salato?» è una domanda molto più acuta di qualunque lagnanza circa il prezzo della carne migliore. Se il mondo diventa troppo mondano, può essere rimproverato dalla Chiesa; se però è la Chiesa a diventare troppo mondana, non è il mondo a poterla rimproverare in maniera adeguata della sua mondanità.

È dunque il paradosso della storia che ogni generazione sia convertita dal santo che più la contraddice. San Francesco esercitò un’attrazione singolare e quasi inspiegabile sui vittoriani; sugli inglesi del diciannovesimo secolo, che in apparenza sembravano così soddisfatti dei loro commerci e del loro buon senso. Non solo un inglese alquanto compiaciuto di sé come Matthew Arnold, ma perfino i liberali inglesi che egli criticava per il loro autocompiacimento, cominciarono pian piano a scoprire il mistero del Medioevo attraverso la strana storia narrata a tinte vivide e fiammeggianti nei dipinti agiografici di Giotto. C’era qualcosa, nella storia di san Francesco, che penetrava attraverso tutte quelle caratteristiche inglesi che sono le più famose e fatue per giungere a quelle caratteristiche inglesi più nascoste e più umane: la segreta tenerezza del cuore; la poetica vaghezza della mente; l’amore per il paesaggio e per gli animali. San Francesco d’Assisi fu l’unico cattolico del Medioevo a diventare veramente famoso in Inghilterra per i suoi meriti personali. Fu soprattutto perché c’era un sentimento subcosciente che il mondo moderno avesse trascurato quei particolari meriti. Le classi medie inglesi trovarono il loro unico missionario nella figura che disprezzavano più di ogni altro tipo al mondo: un mendicante italiano. — G.K. Chesterton, San Tommaso d’Aquino, cap. 1 “Due frati”

Che ci fa san Francesco in un libro dedicato a san Tommaso? Eh… il libro è facilmente rintracciabile sul web in inglese, ma è anche disponibile in italiano presso l’editore Lindau