Lista di canti
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Domani comincia il Tempo di Avvento: il tempo in cui mettiamo a tema la nostra attesa che Gesù venga.

Per me ogni Avvento comincia con un canto particolare, che è  Rorate caeli desuper; un canto che si trova nel Liber Usualis (pagine 1868-1870 della versione del 1961 che si trova in Archive.org) e che ho imparato tanti anni fa durante gli Esercizi spirituali degli universitari di Comunione e Liberazione, che si svolgevano sempre in questo periodo.

Il Liber Usualis è una raccolta di canti gregoriani di varie epoche compilata dai monaci benedettini dell’abbazia francese di Solesmes nel 1896.[1] Anche Maria von Trapp parla di questo canto nel suo bellissimo libro, ripubblicato nel 2018, Around the Year with the Trapp Family (la famiglia Trapp del film);[2] lì però il testo è in inglese, You Heavens, dew drop from above.

Uso nella liturgia: sì 
Posizione: introito (ingresso)

Qui c’è una versione con partitura  (purtroppo non so chi la canta):

Disponibile senza partitura la versione dei Cantori Gregoriani del maestro Rampi. 

Rorate, caeli, désuper[3]
et núbes plúant jústum.

Ne irascáris Dómine,
ne últra memíneris iniquitátis:
ecce, cívitas Sáncti fácta est desérta:
Sion desérta fácta est: Jerúsalem desoláta est,
domus sanctificatiónis túae et glóriae tuae,
úbi laudavérunt Te pátres nostri.

 Rorate, caeli, désuper
et núbes plúant jústum.

Peccávimus et fácti súmus támquam immúndus nos,
et cecídimus quasi fólium univérsi:
et iniquitátes nóstrae, quasi ventus, abstulérunt nos:
abscondísti fáciem túam a nóbis,
Et allisísti nos in mánu iniquitátis nóstrae.

Rorate, caeli, désuper
et núbes plúant jústum.

Víde, Dómine, afflictiónem pópuli túi,
et mítte quem missúrus est:
emítte Agnum dominatórem térrae,
de Pétra desérti ad móntem fíliae Síon,
ut áuferat ípse júgum captivitátis nóstrae.

Rorate, caeli, désuper
et núbes plúant jústum.

Consolámini, consolámini, pópule méus:
cíto véniet sálus túa:
quáre moerore consúmeris, quía innovávit te dólor?
Salvábo te, nóli timére,
ego, énim, sum Dóminus Dus túus,
Sánctus Israël, Redémptor túus.

Rorate, caeli, désuper
et núbes plúant jústum.

[RIT. O cieli, stillate dall’alto, apritevi e le nubi facciano scendere l’unico giusto. / Non adirarti, Signore, non ricordare ancora il nostro peccato: ecco, la città santa è deserta; Sion è deserta, Gerusalemme, la casa della tua santificazione e della tua gloria, dove ti lodarono i nostri padri, è stata devastata. RIT. / Abbiamo peccato, siamo stati resi come un nulla, e siamo caduti tutti, come una foglia; le nostre iniquità ci hanno trascinato via, come il vento fa con le foglie; ci hai nascosto il tuo volto e ci hai sbattuto in mano il nostro male. RIT. / Guarda, Signore, l’afflizione del tuo popolo, e mandaci colui che sta per venire; manda l’Agnello che dominerà la terra, da Petra nel deserto sino al monte Sion, affinché trascini via lui il giogo della nostra schiavitù. RIT. / “Consolati, consolati, popolo mio: la tua salvezza arriva presto! Perché ti consumi di tristezza, per il dolore che è tornato ad affliggerti? Non avere paura: ti salverò, io infatti solo il Signore Dio tuo, il Santo d’Israele, il tuo Redentore”. RIT. ]

La traduzione è quella del libro di spartiti
Canti per il tempo di Avvento e di Natale,
Edizioni Nuovo Mondo (edizione 2007).

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Il ritornello e il testo provengono da Isaia ma si tratta di righe e brani presenti in capitoli diversi. Il ritornello è nel capitolo 45, verso 8; il testo proviene, con variazioni, perlopiù dal cap. 64, ma non solo. L’ultima strofa è tratta dal Breviario Romano pubblicato dopo il Concilio di Trento. Questo non vuol dire che l’intero canto sia posteriore al Concilio, ma l’ultima strofa lo è senz’altro, visto che non ne ho trovato altre tracce. E dopo aver trascorso un paio d’ore a cercar tracce come un cane da tartufo (ma piacevoli, non mi lamento), due anni fa, scopersi che non sono la sola a non averne trovate.

Ecco infine un commento al canto.

Le due righe iniziali del Rorate sono anche le righe iniziali dell’Introito della Messa della quarta domenica d’Avvento (nella versione del LU che ho citato si trova a pagina 353) ma la musica e la struttura sono differenti. La versione di questo Introito cantata dai Cantori Gregoriani si può ascoltare qui.

 

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[1] A volte si può trovare scritto coeli, così o con la lettera apposita œ (sempre da leggersi -e-). In realtà, a parte che il LU riporta caeli e non vedo perché si dovrebbe cambiare, il Forcellini afferma che si possono trovare entrambi i dittonghi, -ae- e -oe-, ma la prima forma è da preferire. Del resto, anche nei dizionari coelum rimanda a caelum.

[2] Qui si può acquistare il libro in edizione 2018. Altrimenti, Archive.org consente di prendere in prestito la copia del 1955 per due settimane, leggibile con Adobe Digital Editions.

[3] Nei testi latini ecclesiastici l’accento è sempre acuto ma non indica la pronuncia aperta o chiusa, indica solo che l’accento va lì.

 

sabato 28 novembre 2020