Oggi, prima domenica di Avvento, molti avranno cantato O cieli, piovete dall’alto, che è simile al Rorate caeli desuper. La prima riga è lo stesso testo in italiano; il resto è diverso ma neanche tanto. Sempre Isaia, benché trattato in un altro modo.

Pochi, invece, avranno cantato il Rorate tradizionale; e forse pochi lo canteranno mai, in tutto il Tempo.

È un vero peccato che questo canto sia usato poco, perché non è solo bellissimo ma – ho scoperto dopo anni che lo cantavo – è anche una lezione su quel che è cantare per la liturgia.

Il testo che segue è tratto da un sussidio pubblicato nel 2009 e che fa riferimento al Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il canto – partitura e due strofe – si trova a pagina 12 del sussidio, il commento che riporto qui per intero si trova a pagina 13. I neretti sono miei.

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Rorate caeli desuper

Il testo

L’inno “Rorate caeli” è per eccellenza il canto gregoriano del tempo d’Avvento.

Il ritornello è tratto dal libro del profeta Isaia (45,8): «Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia.» Si tratta di una preghiera rivolta a Dio perché, per il popolo in esilio, vengano i tempi messianici della liberazione. Si prega che Dio mandi il Re Messia dall’alto dei cieli come manda le nubi che lasciano cadere la rugiada del mattino. Divenga realtà presente quell’era di pace e di giustizia, opera di Dio, come è opera sua tutto il creato. Questo testo è, dunque una supplica a Dio che può fare tutto questo.

La traduzione della Bibbia compiuta da San Girolamo ha reso il termine astratto di “giustizia” con il nome proprio di persona “giusto”. Questo ha fatto sì che questo passo fosse interpretato come direttamente riferito alla persona del Messia.

La musica

Questa composizione è costituita da un’antifona che funge da ritornello seguito da quattro strofe (in questo caso sono state riportate le prime due). L’andamento del ritornello è molto melodico e cantabile, adatto all’esecuzione e alla memorizzazione anche di un’ampia assemblea, vista la sua brevità. Le strofe sono decisamente più articolate sia nel testo più lungo sia nella parte musicale tendente al recitativo. Fanno da padrone le corde di recita LA e DO con relative intonazioni e cadenze mediane e finali. Per questo motivo sono più adatte al canto di un solista. In altre parole: sono chiaramente più difficili da cantare insieme.1

Quando e come utilizzarlo

L’utilizzo di questo canto richiede sicuramente un’assemblea preparata e motivata.

La traduzione conoscitiva allegata è uno strumento necessario da fornire a chi canta.

Andrà valutata con ponderazione l’eventualità di eseguirlo per fare in modo che a nessuno tra i presenti alla celebrazione venga tolta la possibilità di partecipare col canto e di pregare.

Se usato all’ingresso di una celebrazione eucaristica di Avvento occorre essere sicuri che tutti possano partecipare col canto del ritornello.

Nulla vieta di utilizzare anche in altri contesti il solo ritornello senza le strofe: può così continuare ad essere una buona “sigla” di Avvento.

Considerazioni

Possiamo chiederci per quale motivo tale canto sia stato inserito in questo repertorio di canti.

Sicuramente per non disperdere un patrimonio così ricco e importante com’è il canto gregoriano. Non dimentichiamo che questa composizione ha caratterizzato il tempo di Avvento per molti secoli.

In secondo luogo, abbiamo davanti un esempio di come cantare la parola di Dio. Il gregoriano non si permette mai (tranne qualche rarissimo caso) di cantare testi che non siano estratti dalla Bibbia o dalle fonti liturgiche. Per trovare le parole giuste da cantare a Dio si vanno a cercare le parole che Lui ci ha detto; si è così sicuri che sono davvero giuste. Questo è un criterio importante che ci insegna il gregoriano.

Questo tipo di canto ci dà pure un’altra lezione: la parola viene prima della musica. Detto in altri termini: la musica è al servizio del testo, la musica deve cercare di rendere al meglio il testo perché questo possa diventare preghiera.

don Graziano Ghisolfi

Responsabile Sezione “Musica per la Liturgia”
dell’Ufficio Diocesano per il Culto Divino.
Cremona (CR)

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1 Il solista, in effetti, è la soluzione migliore. Anche un piccolo gruppo di 4-5 persone potrebbe cantare le strofe, ma devono essere 4-5 persone capaci di cantare veramente come una voce sola.