Quest’anno non ho fatto il presepio (o presepe; la voce principale è “presepio”, sia per la mia tradizione familiare sia per lo Zingarelli). Sono ancora in tempo, naturalmente; se san Francesco lo ha fatto solo la notte di Natale…

Non faccio mai un presepio esteso, per mancanza di spazio, ma una Natività: la capanna con Maria e Giuseppe intorno alla culla e, ad attendere insieme a loro, due pastori con poche pecore. I pastori e le pecore rappresentano noi gente comune. Tutto poggia sulla paglia.

La culla resta vuota fino alla notte tra il 24 e il 25, quando arriva il Bambino Gesù e arriva anche l’angelo con il cartiglio “Gloria in cielo e pace in terra”. La notte dell’Epifania, poi, arriveranno i Re Magi; e l’insieme resta lì fino alla domenica del Battesimo di Gesù.

La paglia è una cosa mia, un po’ perché mi dispiace strappar via il muschio e un po’ perché mi ricorda che io sono paglia. La paglia non è cibo, serve solo per fare la lettiera al bestiame; Gesù però sa dare valore anche alla paglia, che è stata il suo primo giaciglio.

La mia Natività, quindi, è uno strumento che serve per meditare, come ogni Natività. Se non fosse per questo, non farei affatto il presepio, piccolo o grande, perché sarebbe solo decorazione e allora preferirei le luci dell’albero. Cristo dopotutto è la luce del mondo, non è una decorazione.

Quest’anno infatti ho messo su l’albero ma non il presepio. Per tradizione facevo entrambi l’8 dicembre; non importa che la tradizione sia recente o antica, l’Immacolata è un ottimo giorno per mettere su gli strumenti che servono a meditare sulla nostra attesa della salvezza.

Non sapevo se fare la Natività o meno. È tutto buio e non ho voglia di muovermi per fare niente. L’albero è già pronto (è un alberino finto) e basta tirarlo fuori dalla scatola e inserire le spine delle luci. Pigrizia umana.

Poi ho letto un articolo sul presepio di Piazza san Pietro.

Mi è arrivato come una sorpresa, perché non frequento i social network né altri blog o siti e non sapevo niente della polemica che ha suscitato. Una sorpresa buona.

Il presepio in sé parrebbe bruttino sul serio, anche se onestamente quella foto non mi basta per valutarlo. Ma ogni Natività è uno strumento di meditazione e di educazione, è stata inventata apposta e questo è ciò a cui guardare quando si considera la cosa nel complesso. Anche la croce è brutta sul serio, specie se uno sa come funzionava la faccenda, ma non ci è meno utile per questo.

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IL PRESEPE DI SAN PIETRO È BRUTTO/ “A me commuove, è l’avventura di tutti gli intrappolati della storia”, di Marco Pozza, IlSussidiario.net, 15 dicembre 2020

L’articolo di cui parlavo. La nonna di don Marco diceva che “L’importante è che ci sia il Bambino” e lì il Bambino mi pare che ci sia. In effetti presepium significa “mangiatoia” e nella mangiatoia chi c’era?

Guida al Presepio. Tradizione Storia Immagini, testo di Gioia Lanzi, libera riduzione di Eugenio Dal Pane, foto di Fernando Lanzi, Tools-Itaca, 1995.

Il catalogo di una mostra tenuta al Meeting di Rimini nel 1995. Ce l’ho.

Il Presepio. Tradizione Storia Immagini, a cura di Fernando e Gioia Lanzi, Tools-Itaca, 1995.

Il testo originale da cui è tratto il catalogo di cui sopra. Non ce l’ho (ancora; ma prima o poi lo avrò).

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Natività dal Sarcofago di Stilicone, Milano, S. Ambrogio
Una delle primissime immagini note della Natività di Gesù è questa, che si trova sul Sarcofago di Stilicone, nella basilica di sant’Ambrogio a Milano: Gesù con l’asino e il bue, che rappresentano il popolo ebreo (il bue) e tutti gli altri popoli (l’asino). Le due bestie non sono nei Vangeli: sono simboli e come tali li teniamo.