Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.

Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere.

Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.

Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

san Paolo apostolo, Lettera ai Galati, capitolo 5, versetti 16-25

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Se l’Ascensione è la festa dell’umano (pensavo domenica mattina durante la messa), perché dopo pochi giorni la mattina di Pentecoste la Chiesa ci fa riflettere sul fatto che lo spirito e la carne sono contrapposti?

Non siamo forse esseri di carne, noi umani?

Oh, altroché. Pure troppo. San Paolo, infatti, se la prende col “troppo”, con le storture, con le deviazioni. Non con l’umano.

. le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere.

L’elenco dell’apostolo non parla di cene con gli amici, di rapporti tra i coniugi, di abbigliarsi con proprietà, di accese discussioni politiche o di… gavettoni (odiosi ma non perversi). San Paolo qui non ce l’ha con le cose buone e sane della vita; personalmente sarà anche stato ascetico come un fachiro, non lo so, però a livello teorico e generale non se la prende con le cose buone e sane della vita.

Parla di esagerazioni ed esasperazioni, parla di pervertimenti, parla della parte peggiore di noi, gli istinti che non sappiamo controllare e che comportano una gran fregatura; infatti prima ha detto «queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste»

Un poeta latino, Ovidio, scrisse una volta: 

Video meliora proboque, deteriora sequor

(Vedo le cose buone e le apprezzo; ma tengo dietro a quelle cattive,
o sinteticamente:
Vedo il bene e faccio il male)

— Ovidio, Metamorfosi, libro VII, versi 19-20; è Medea che parla.

Lo stesso san Paolo a un certo punto dice:

Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene;
c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;
infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.

Scio enim quia non habitat in me, hoc est in carne mea, bonum; nam velle adiacet mihi, operari autem bonum, non! Non enim, quod volo bonum, facio, sed, quod nolo malum, hoc ago.

— san Paolo apostolo, Lettera ai Romani, capitolo 7, versetti 18-19

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La contrapposizione tra carne=materia e spirito=spirito non è cattolica, è manichea e dunque non cristiana. Il cristianesimo ha sempre cercato di prendere la parte buona di ciò che incontrava – sempre san Paolo diceva: Vagliate tutto e trattenete ciò che vale – e la divisione materia/spirito non è buona.

Di nuovo un et-et: apprezzare ciò che è buono, lasciare ciò che è cattivo (per distinguere ci aiuta uno dei sette doni dello Spirito). Questo può nascere solo dalla gioia di essere salvati da Uno che ci ha promesso la vita eterna e il centuplo quaggiù.

Per dirla con Chesterton:

. the proper form of thanks to it is some form of humility and restraint:
we should thank God for beer and Burgundy by not drinking too much of them.

(la forma appropriata di ringraziare per esso [il mondo] è una qualche forma di umiltà e di misura: dovremmo ringraziare Dio per la birra e il borgogna evitando di berne troppo) 

Sentivo fino al midollo, innanzitutto, che questo mondo non si spiega da solo. Potrà essere un miracolo con una spiegazione soprannaturale; potrà essere un trucco da prestigiatore con una spiegazione naturale. Ma la spiegazione del trucco da prestigiatore, per soddisfarmi, dovrà essere migliore delle spiegazioni naturali che ho sentito finora. Vera o falsa che sia, di magia si tratta.

In secondo luogo, sono arrivato a sentire che la magia deve avere un significato; e il significato deve avere qualcuno che lo concepisce. C’era qualcosa di personale, nel mondo, come in un’opera d’arte; qualunque cosa significasse, lo significava con veemenza.

Terzo, pensavo che questo scopo fosse bello nel suo antico disegno, malgrado i difetti, come i draghi.

Quarto, che la forma appropriata di ringraziare per esso fosse una qualche forma di umiltà e di misura: dovremmo ringraziare Dio per la birra e il borgogna evitando di berne troppo. Dovevamo, inoltre, un’obbedienza a qualunque cosa ci avesse fatti.

Da ultimo, la cosa più strana di tutte, avevo concepito una vaga e vasta idea che, in qualche modo, ogni cosa buona fosse un vestigio di qualche rovina primordiale da conservare e venerare come sacro. L’uomo aveva salvato i propri beni come Crusoe aveva salvato i suoi: li aveva salvati da un naufragio. Tutto questo sentivo e i tempi non mi incoraggiavano affatto a sentirlo. E per tutto questo tempo non avevo mai neppure pensato alla teologia cristiana.

G.K. Chesterton, Orthodoxy, ch. IV “The Ethics of Elfland”

Domenica di Pentecoste, 23 maggio 2021