Chi è il tuo Dio?

Sono cristiana e il “mio” Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo. Insieme.

Tre persone, una persona (Uno e Trino, si diceva un tempo, ora l’espressione sembra essere in disuso).

La festa della Santissima Trinità è molto utile per riflettere su questa particolare “società”.

Stavolta però avevo in mente soprattutto il Padre.

Di recente mi è capitato di leggere (accidenti alla memoria, non so più di che testo si trattasse, so solo che è roba di pochi giorni fa) che Dio venisse considerato “padre” già prima di Cristo, non da un qualche genio religioso in particolare ma in senso generale.

Be’, non è vero.

Prima di Gesù, il sentimento generale era che chi vede Dio muore, che nessuno ha mai visto Dio – lo dice anche san Giovanni, del resto – e che, se anche qualcuno l’ha visto, non l’ha potuto raccontare. La prima lettura della Messa di oggi parla proprio di questo:

Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?

Altro che padre!

Voler far credere che Dio era considerato padre già prima di Gesù – in senso generale, ripeto – potrebbe essere l’ennesimo tentativo di screditare il cristianesimo come l’avvenimento di Dio che si fa uomo. Cento anni fa c’era l’Alta Critica, ora ci sarà quest’altro modo.

Meglio: potrebbe esserci. Esiste sempre la possibilità che io abbia capito male ciò che ho letto e anche la possibilità che, se ho capito bene, chi lo ha scritto sia una voce isolata.

Sicuramente abbiamo qualcosa su cui riflettere. Dio è padre (sì, anche madre, ma questa è un’altra storia) e noi siamo figli.

Figli di Dio, coeredi di Cristo.

Potremmo chiamare Gesù “Fratello” e nessuno potrebbe accusarci di contar balle. All’atto pratico, è vero, non lo chiamiamo così: non lo facciamo perché ci sembra irriverente e forse viene anche considerato diseducativo, qualcosa che rischia di banalizzare il sentimento che proviamo religioso verso di Lui; se nessuno mai nelle Scritture lo chiama così, ci sarà pure un motivo.

Ma io qualche volta lo faccio, in privato.