In attesa delle feste dei Santi e dei Morti, avevo pensato di pubblicare un racconto circa un fantasma che appariva ai membri della sua famiglia per avvisarli che stavano per morire, in modo che potessero prepararsi al Viaggio. Mi pareva adatto.

Siccome non ricordo dove l’ho letto, ho ripreso il Libro dei fantasmi di lord Halifax e ho ritrovato quest’altro racconto, che è adatto comunque, anche se non è quello a cui pensavo io (chissà dove l’avrò letto… non ricordo quasi niente e ho vari libri con racconti di fantasmi; sarà per l’anno prossimo).

Nel libro, curato da uno dei figli di lord Halifax, ogni racconto, vero o fittizio, è introdotto da una manciata di righe. Qui è spiegato che la storia è vera e si riporta il biglietto che la accompagnava.

C’è anche una versione audio, in Youtube, che riporta tutto il testo presente nel Libro:

152 – Lord Halifax – Il telefono dell’oratorio – Racconti di Mezzanotte

Se invece, per la festa dei Santi, qualcuno preferisse storie di santi – cosa che avrebbe un certo senso, non c’è dubbio – c’è chi può aiutarvi meglio di me, con un libretto molto gustoso. 

Il telefono dell’oratorio

Questo racconto reca come prefazione una lettera indirizzata a lord Halifax dal pastore protagonista dell’avvenimento qui narrato. «Assicuro», scriveva il religioso, «che ricevetti effettivamente una misteriosissima chiamata notturna per recarmi al capezzale di un’ammalata, mrs. P…, ma non pretendo assolutamente di dare una spiegazione di questo fatto. Vi ringrazio moltissimo del Vostro invito, ma purtroppo noi non abbiamo il permesso di prendere i pasti fuori della comunità. Forse potremmo incontrarci domani (lunedì) dato che devo recarmi alla residenza dell’arcivescovo alle due e mezzo. Proverò a passare da voi». A quanto pare, nel corso del loro incontro il lunedì seguente, lord Halifax convinse l’oratoriano [Oratoriani: confratelli della congregazione dell’oratorio, fondata a Roma da San Filippo Neri. (N.d.T.)] a fargli una relazione di quanto gli era accaduto. Il racconto che si trova nel Libro dei fantasmi porta la data del 2 aprile 1919 ed è firmato dal suo autore, il quale dichiara che il suo racconto «è stato scritto rispettando la verità e la precisione». 

 

Qualche tempo fa fui invitato a visitare nel pomeriggio una signora (certa mrs. P…), che era ammalata. La sua casa si trovava in Montpellier Square e quando vi giunsi mi venne incontro il dottore, il quale mi pregò di non somministrarle l’estrema unzione, ma di dire qualche parola di incoraggiamento alla paziente e di invitarla a fare uno sforzo per rimettersi: di incitarla insomma a non lasciarsi andare.

Accettai quanto il dottore mi diceva, ma quando vidi la signora mi pentii della promessa fatta perché mi sembrò che fosse in uno stato molto più grave di quanto non mi avessero lasciato capire. Avendo tuttavia fatto quella promessa, non mi rimase che accordarmi per una seconda visita la mattina dopo, per somministrarle l’estrema unzione. Prima di lasciare la casa tuttavia diedi all’infermiera il numero di telefono dell’oratorio e le raccomandai di chiamarmi qualora la paziente avesse dato segno di un improvviso peggioramento.

Quella notte come al solito il telefono era attaccato nella stanza di uno dei padri, in previsione di qualche chiamata. Andai a letto alla solita ora e la mattina presto fui strappato dal sonno profondo da qualcuno che apriva la porta della mia stanza. Alla luce della luna che penetrava dalla finestra senza tende, scorsi una figura in piedi presso la porta; capii che quella persona mi stava dicendo qualcosa a proposito di una telefonata ricevuta. Mi misi a sedere sul letto e dissi:

«Parlate più chiaramente, non riesco a sentire».

Mentre così dicevo vidi, sempre alla luce della luna, il collare bianco del padre di servizio. Egli allora parlò più chiaramente:

«Non c’è tempo da perdere, è arrivata una telefonata urgente».

La parola “telefonata” mi fece subito tornare in mente la visita fatta nel pomeriggio, quindi non chiesi nemmeno l’indirizzo, e saltai giù dal letto, mentre la porta veniva richiusa. Accesi la luce e vidi che erano le quattro meno un quarto. Mi vestii in fretta, andai nella cappella, notando mentre passavo che il padre che mi aveva chiamato si era dimenticato di accendere la luce. Camminando il più in fretta possibile per percorrere il tratto tra la casa e i cancelli che la dividevano dalla strada, mi accorsi con grande sorpresa che i cancelli erano chiusi, così che dovetti bussare all’appartamento del portinaio per poter uscire. Dopo pochi minuti ero in strada verso la casa che avevo visitato nel pomeriggio.

Notai subito, arrivando, che le finestre erano illuminate e dopo aver suonato una prima volta guardai l’orologio e vidi che erano le quattro meno cinque. Suonai ancora diverse volte e infine sentii un campanile battere l’ora. Suonai ancora una volta pensando che era molto strano che, dopo avermi chiamato, non mi si venisse ad aprire la porta: eppure non giungeva proprio nessuno, tanto che il disappunto del giorno prima divenne in me ancora più forte. Battei alla porta facendo un gran fracasso, tale, mi sembrava, da dover svegliare tutti coloro che erano nella casa.

Potei vedere che nel salone e lungo le scale c’erano le luci accese, poi mi ricordai che in quella casa abitavano solo sei persone: la signora ammalata nella sua stanza, il marito, anche lui molto ammalato, in un’altra, e le infermiere. Pensai che naturalmente le due infermiere di giorno dovevano essere a letto e le due notturne invece dovevano vegliare presso i pazienti. Dall’altra parte della strada, a brevi intervalli, un gatto miagolava in modo raccapricciante.

Stavo ancora aspettando: non potevo assolutamente tornare indietro dopo quella telefonata, ma appariva strano che mi si lasciasse lì fuori ad aspettare tanto tempo. Suonai di nuovo, e questa volta con rabbia; sentii le vibrazioni del campanello ripercuotersi per tutto il palazzo. Guardai di nuovo l’orologio e vidi che erano le quattro e dodici minuti. Pensai di prendere un sasso e di lanciarlo verso una delle finestre illuminate, e stavo proprio per farlo quando un gatto ricominciò a miagolare orribilmente e il sasso finii col lanciarlo in quella direzione.

In quello stesso momento l’orologio del campanile suonò le quattro e un quarto e infine la porta si aprì, con mio grande sollievo.

Non mi soffermai a fare domande, ma mi diressi immediatamente verso la stanza di mrs. P…, dove trovai l’infermiera inginocchiata presso il letto, intenta a pregare. Mi accorsi che ella ebbe un sussulto nel vedermi e sentii la voce di mrs. P… che diceva:

«Vorrei che venisse padre C…»

Dopo seppi che circa mezz’ora prima ella aveva espresso il desiderio di vedermi e che quindi l’infermiera le aveva chiesto se voleva che le leggesse le preghiere. Pregai l’infermiera di lasciare la stanza per qualche minuto, ascoltai la confessione di mrs. P… e le amministrai l’ultimo sacramento.

Nel giro di una o due ore la donna perse coscienza e dopo aver recitato le preghiere dei defunti stavo per andarmene, quando l’infermiera mi ringraziò per essere venuto.

«Sono molto contenta che siate venuto», ella disse.

Ed io risposi:

«Sono io che vi devo ringraziare per avermi telefonato»

«Ma io non vi ho telefonato», ella ribatté.

«Be’, se non siete stata voi, è stato qualcun altro, forse la sorella di mrs. P…»

La mattina seguente, parlando col padre incaricato di rispondere al telefono, dissi:

«Mi spiace di essere stato un po’ brusco con voi questa notte».

«Che cosa volete dire?» egli domandò.

«Mi riferisco a quanto vi ho detto quando siete venuto a chiamarmi»

«Ma non sono venuto a chiamarvi» egli rispose.

«Ma sì che mi avete chiamato», insistei. «Siete venuto nella mia stanza alle quattro meno un quarto per avvisarmi che c’era stata una chiamata da parte di un ammalato».

«Non mi sono mai allontanato dalla mia stanza», rispose. «Soffro di insonnia e quindi so benissimo che all’ora da voi precisata ero completamente sveglio e avevo la luce accesa. Non solo», egli aggiunse, «ma la notte scorsa non abbiamo ricevuto nessuna telefonata».

Facemmo una ricerca al centralino telefonico e mi fu confermato che effettivamente non era stata registrata nessuna telefonata per l’oratorio nella notte in questione.

— Lord Halifax, Guida ai fantasmi inglesi (trad. Luciana Marchi Pugliesi), Pocket Longanesi & C. 1974, pagg. 79-82