Tutto quel che può esserci di buono nella creatura umana, dice Dante, è presente nella beata Vergine Maria.

Essere liberata dal peccato originale significa questo, immagino: che il buono che c’è in lei non ha mai avuto le pastoie del male, non è mai stato “cattivo”, cioè prigioniero.

«Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se, colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate»

Dante Alighieri, Paradiso, incipit del canto XXXIII

Liturgia delle Ore, inno per l’Ufficio delle Letture nel Comune della beata Vergine Maria (Avvento e Natale, Quaresima e Pasqua) o nella memoria facoltativa di Maria al sabato (Tempo Ordinario)

mercoledì 8 dicembre 2021, nella Solennità dell’Immacolata Concezione