Il Sabato Santo è un giorno di silenzio per chi attende la Pasqua. Fu un giorno di silenzio per chi aveva visto Gesù morire sulla Croce. Sono convinta che in quel giorno solo Maria conservò la speranza; gli altri no. I discepoli di Emmaus lo espressero per tutti: sperabamus, speravamo che… Qualunque cosa sperassero, era stata spazzata via dalla morte.

Noi sappiamo che si sbagliavano; e questo, strano a dirsi, può essere un problema.

Anni fa rimasi fulminata da una considerazione in proposito:

I cristiani sono talmente abituati al passaggio teorico dalla croce alla risurrezione da vedere ormai quasi una logica continuità: prima vi è la sofferenza, l’ignominiosa morte e dopo arriva the happy ending e il canto dell’alleluia. La vita emerge trionfale e annienta la morte.

Questo passaggio indelicato non solo dimentica la storia umana, i suoi irrisolti «perché» sulla sofferenza e sulla morte, ma soprattutto non rispetta il «sabato santo», la spaccatura e il contrasto, quel quadro dipinto con sfumature di un silenzio non qualsiasi, del silenzio della Parola, del silenzio in/di Dio. Questo passaggio dimentica anche che il risorto è sempre il risorto crocifisso che porta i segni della passione, che sono, sì, segni d’amore, ma pur sempre segni di ingiustizia, di dolore, di «amore non amato»… sono «quel che resta del dolore».

“Il trauma e la testimonianza dello Spirito”, di Robert Cheaib, Zenit.org, 13 Maggio 2013

.

Questo è verissimo. Talmente ci siamo abituati che smettiamo di saperlo: dimentichiamo che ci fu un giorno, che ci furono quaranta lunghissime ore – ma per la maggior parte delle persone molte di più – in cui tutti, tranne una, pensarono che fosse finita.

Allo stesso modo, dimentichiamo un’altra cosa.

Le parole del dottor Cheaib introducevano un libro sul dolore e sui traumi ma per me furono l’improvviso spalancarsi della coscienza sul fatto che molti non riescono a credere nella Risurrezione, anche quando sono cristiani. Ci sono addirittura quelli che non ci credono pur non avendo avuto nessun trauma. Semplicemente, si può star seduti nell’ombra della morte senza un motivo apparente. E poi ci sono le miriadi di persone che non credono nella Risurrezione perché non sono cristiane, naturalmente. Probabilmente quelli che non ci credono sono molti più di quelli che ci credono veramente.

Così, il Sabato Santo per me è il giorno in cui mi ricordo particolarmente di loro, di quelli che non possono (per qualunque motivo) credere che Gesù è risorto per far risorgere anche noi; e dico una preghiera alla sola che non perse la speranza:

Memorare, piissima Virgo Maria,
a sæculo non esse auditum,
quemquam ad tua currentem præsidia,
tua implorantem auxilia,
tua petentem suffragia, esse derelictum.

Ego tali animatus confidentia,
ad te, Virgo Virginum Mater,
curro, ad te venio,
coram te gemens peccator assisto.

Noli, Mater Verbi, verba mea despicere;
sed audi propitia et exaudi. Amen.

Sabato Santo 11 aprile 2020

P.S. Il passaggio dalla Croce alla Risurrezione, ovviamente, non è teorico affatto. Tanto varrebbe dire che le guerre di Giulio Cesare furono teoriche! Qui l’autore intende che per noi è un passaggio senza interruzione di continuità, che sono due cose in fila nel nostro sistema di pensiero. 

Sabato Santo 3 aprile 2021

Sabato Santo 16 aprile 2022