Mi chiamo Umberta e sono cattolica; per la precisione, sono diventata cattolica negli anni di università, perché prima ero atea. E prima di essere atea, non ero cattolica se non di nome.

A parte questo, non mi sembra importante raccontare chi sono e quel che faccio.

 

Avevo invece pensato di dire chi NON sono (non sono una moglie, non sono una madre, non sono una catechista o una suora, non ho un lavoro e così via). Mi pareva che potesse essere rassicurante o consolatorio per chi non si sente di aver la vita tanto a posto, col buon lavoro e la bella famiglia.

Avere “la vita a posto” è un’illusione, ma qualche volta le pagine di presentazione nei siti cattolici fanno un po’ questo effetto. Magari lo fanno solo perché ci mancano carità e logica, però a me è capitato e probabilmente capita anche ad altri. Non vorrei mettere a disagio nessuno.

Solo che…

Solo che, per ogni “non sono” che potrei elencare, esiste complementare un “sono”, quindi che senso avrebbe dire ciò che non sono? Non è certo pensando a quello, che vivo ogni giorno.

E il mio “sono” più grande è che sono stata afferrata da Cristo, come direbbe san Paolo.

(Dal punto di vista profano, invece, la mia vita è un completo disastro.)

 

L’anno liturgico, poi, è lo stesso per tutti.

Il Natale, la Pasqua, la Pentecoste, l’Annunciazione eccetera interessano ciascuno in quanto persona che ha una relazione personale con Cristo. Non ci si salva da soli, è vero; ma il rapporto con Cristo  rimane personale e nessuno si può sottrarre a questo: un marito non avrà il posto garantito in Paradiso perché ha sposato una santa donna, per esempio. Uno può rifiutare il rapporto, è chiaro; se però lo accetta, è un rapporto personale e deve crescere come un rapporto personale, benché esso debba svolgersi all’interno di una comunità di vita che è la Chiesa. Di solito si usa la parola “cammino” ed è per questo che io vedo l’anno liturgico come un viaggio.

 

Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore».[Paolo VI, Esort. ap. Gaudete in Domino (9 maggio 1975), 22] 

Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte.

Questo è il momento per dire a Gesù Cristo: «Signore, mi sono lasciato ingannare, in mille maniere sono fuggito dal tuo amore, però sono qui un’altra volta per rinnovare la mia alleanza con te. Ho bisogno di te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici».

— Esortazione apostolica Evangelii Gaudium del Santo Padre Francesco, par. 3